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Il suino in casa - 4

Thursday, February 11th, 2010

Ed eccoci all’ultimo post sulla gestione dell’influenza (gli altri sono qui, qui e qui). Eravamo rimasti alle piante immunomodulanti ed ora diamo un’occhiata alle altre categorie di piante.

Ritorniamo per un attimo all’azione antivirale, di cui abbiamo parlato nel primo post rispetto agli olii essenziali, e vediamo quali altre piante mostrino tale attività, e se essa si traduca in un utilizzo in pratica.
Iniziamo subito con il dire che mentre la tradizione riconosce molte piante ad azione antivirale, e certamente molte piante e molecole d’origine vegetale mostrano attività virucida in vitro, al momento non sembra esistano piante con attività virucida sistemica.
D’altro canto è più facile invece che una pianta virucida in vitro possa esplicare questa azione in applicazione topica. Un esempio classico ci viene da piante vicine a noi: iperico, melissa e liquirizia.

Piante antivirali nella tradizione
Quali possono essere i meccanismi alla base dell’effetto antivirale di queste ed altre piante? Di seguito riporto alcuni dei meccanismi proposti in letteratura per spiegare l’azione antivirale indiretta: proteine heat-shock (HSP), recettori Toll-like (TLR), equilibrio Th-1/Th-2.

  • Allium sativum. Uno studio su modelli animali di infezione influenzale ha mostrato che l’aglio possiede attività antivirale sia diretta che indiretta per mezzo della stimolazione del sistema immunitario. Possibile meccanismo tramite Heat Shock Proteins e modulazione dell’equilibrio Th-1/Th-2.
  • Astragalus membranaceus. L’Astragalo ha mostrato una buona attività protettiva contro infezioni virali (parainfluenza virus tipo I, Newcastle virus, coxsackie B2 e B3 virus, Hep B virus), molto probabilmente non per una azione diretta ma per l’azione immunostimolante e di stimolazione di produzione di interferone. In uno studio clinico aperto su pazienti affetti da epatite virale cronica si è verificato un successo  nel 70%. In uno studio clinico in doppio cieco su 253 pazienti affette da cervicite cronica associata ad infezione virale una bassa dose di interferone associata ad Astragalo ha avuto lo stesso successo di dosi elevate di interferone da solo. Si suppone quindi che l’Astragalo agisca sinergicamente con interferone. Possibile meccanismo tramite recettori Toll-like e modulazione dell’equilibrio Th-1/Th-2.
  • Echinacea spp. Utile per le note attività immunostimolanti, ma a dosi elevate (almeno 40 ml di estratto idroalcolico (1:10) al giorno). Possibile meccanismo tramite recettori Toll-like.
  • Eupatorium spp.  Una pianta sulla quale non abbiamo altri dati che quelli tradizionali.  Da sempre utilizzata come rimedio nelle febbri influenzali ed infettive in genere. Probabile che la sua utilità sia legata all’attività diaforetica e stimolante della circolazione sanguigna e linfatica.
  • Hydrastis canadensis. E’ stato usato molto nelle infezioni delle vie respiratorie, soprattutto per raffreddore con muco denso, anche se non ha attività antivirale diretta, ma una azione tonica delle mucose ed anticatarrale.
  • Ligusticum porteri. Usata tradizionalmente in nord America per infezioni respiratorie. Un lattone insaturo, la (Z)-ligustilide, ha una debole azione (pari al 50% della ribavarina) in vitro su virus influenzali e dell’herpes (Beck e Stermitz 1995).  Nessun altro dato a sostegno dell’azione antivirale.  Da usare in estratto idroalcolico.
  • Lomatium dissectum. E’ stato osservato un utilizzo nel trattamento della sindrome dell’affaticamento cronico o altre infezioni croniche. Veniva utilizzata dai nativi americani per raffreddori ed infezioni respiratorie e più di recente è diventato di uso comune in fitoterapia per il trattamento di influenze,  raffreddori ed infezioni da HSV I e II (Turner 1991). Non ci sono dati a sostegno di questa attività, ed il consumo dell’estratto idroacolico può causare un rash cutaneo  maculopapillare autolimitante di origine sconosciuta.
  • Melissa officinalis.  Come visto più sopra l’attività antivirale è topica, mentre non ci sono indicazioni che la possieda anche per via sistemica. L’utilizzo classico nelle infezioni è probabilmente legato alla sua attività diaforetica e rilassante. Da usare in tisana.
  • Sambucus spp. Pianta molto utilizzata nelle affezioni respiratorie febbrili anche virali. Uno studio recente ha mostrato che il succo delle bacche è efficace nel trattamento della sindrome influenzale, ed inibisce 10 ceppi virali influenzali in vitro. Nonostante ciò, è probabile che la sua azione sistemica sia più di tipo indiretto immunostimolante che virucida. Da usare in tisana.

Virucidi
Hypericum perforatum
La scoperta alla fine degli anni ‘80 che iperico ed ipericina mostravano, in studi animali, di essere potenzialmente attivi contro HIV, suscitò molta emozione (Meruelo et al. 1988).  Questi dati erano supportati anche da studi in vitro.
Secondo gli studi in vitro, ipericina e pseudoipericina possiedono attività antivirale e antiretrovirale. Sono attive contro HIV-1, Friend Leukemia Virus (FLV), virus dell’anemia infettiva equina, virus della stomatite vescicolare, HSV-1 e -2, virus della parainfluenza, virus vaccino, virus dell’epatite B delle oche, Sindbis virus, Epstein Barr Virus (EBV) e Citomegalovirus (CMV) (Bianchi et al. 1997). Gli studi sembrano dimostrare come l’ipericina non sia attiva a livello della trasferasi inversa, bensì abbia bisogno di una membrana o superficie cellulare integra per essere efficace (tutti i virus su cui è attiva, a parte il CMV, sono infatti provvisti di rivestimento virale). Si ipotizza che la sua azione si esplichi a livello dell’assemblaggio virale o dell’ancoraggio e non a livello della trascrittasi inversa o dell’mRNA virale.

Ma l’interesse destatosi si raffreddò dopo due studi clinici con ipericina endovena per pazienti con HIV (Gulick et al 1999) e per pazienti con epatite C (Jacobson  et al 2001).  I due studi mostrarono una quasi universale elevata fototossicità a dosi completamente inefficaci contro i virus.
Divenne poi chiaro che per essere efficace, l’ipericina aveva bisogno d’essere fotoattivata; la fotoattivazione, infatti, rende l’attività contro FLV cento volte superiore rispetto a ipericina non fotoattivata (Bianchi et al., 1997). Alcuni autori ipotizzano che l’ipericina, molecola lipofilica, si leghi alla membrana lipidica del virus, che assorba un fotone con formazione, attraverso un meccanismo di fotoattivazione di tipo II ossigeno-dipendente, di ossigeno monovalente che agirebbe poi a livello del legame tra gp120 dell’HIV e il recettore CD4 del Th, con inibizione della fusione virale e della formazione di sincizi (Thomas et al., 1992b;  Lenard et al., 1993;  Yip et al., 1996).
Il potenziamento dell’azione dell’ipericina con la luce rappresenta però un fattore fortemente limitante, perchè rende praticamente impossibile il suo utilizzo per attività antivirale sistemica.

Glycyrrhiza glabra
La glicirrizina (GL) è attiva, in vitro, su HVZ, HVS 1, virus dell’epatite B (attraverso la sialilazione del virus), epatite A (impedisce al virus di penetrare nella cellula), epatite da CMV in pediatria (Bianchi et al 1997).
GL ha anche dimostrato la sua utilità come antiretrovirale, sia inibendo la formazione di sincizi da parte di HIV, sia attraverso la stimolazione alla produzione d’interferone, citochine, IL-2 e linfociti T extratimici (Bianchi et al 1997).

E’ quindi difficile dire se la sua attività contro i virus sia dovuta ad una specifica attività virucida e non ad una stimolazione della risposta dell’organismo. In ogni modo, è comunque improbabile che dosi orali di Liquirizia possano esercitare effetti antivirali sistemici, dato che la GL viene metabolizzata e dà acido glicirretinico (GA), il quale ha mostrato, in due studi in vitro, di inibire la crescita e la citopatologia di vari virus DNA ed RNA (Pompei et al 1979; 1980).

Anche i polisaccaridi presenti nell’estratto di Liquirizia hanno mostrato attività immunostimolante e inibitrice virale, in particolare attraverso la stimolazione della fagocitosi, dell’attività delle cellule NK e della secrezione di IL-1 e IFN (Yang,Yu 1990), ma nuovamente è difficile generalizzare questi dati ad un uso orale, visto che i polisaccaridi non passano la mucosa gastrointestinale.
Vi sono solo due studi su HIV che abbiano utilizzato GL per via orale.
Nella ricerca di Endo (1993) egli riporta che 10 anni di terapia mista hanno aumentato CD4, migliorato il rapporto CD4/CD8 e aumentato l’attività delle cellule NK. Ikegami (Ikegami et al 1993) riporta che dopo 7 anni di terapia a base di GL orale su pazienti asintomatici non sono state riscontrate anomalie immunologiche, né progressioni verso AIDS, mentre sono stati registrati più alti livelli di anticorpi p24 e p17.

Melissa officinalis
A differenza di iperico e liquirizia, la melissa non è mai stata proposta come antivirale sistemico, ma è molto conosciuta come rimedio antierpetico topico.  Gli estratti acquosi sono fortemente antivirali in vitro.

Uno studio in doppio cieco su 231 pazienti (Wölbling e Leonhardt 1994) ha mostrato che il trattamento a base di crema con estratto concentrato di Melissa (70:1) è superiore se comparato ad un trattamento convenzionale, nella valutazione sia dei pazienti che dei clinici.  Il tempo medio di recupero da piaghe erpetiche si e’ dimezzato (5 giorni) ed il tempo medio tra le ricadute si è raddoppiato.  Gli autori dichiarano che “per essere efficace il trattamento deve essere iniziato nei primissimi stadi dell’infezione.”  Non sembra comunque che la Melissa stimoli la resistenza al virus.
Già nel 1964 fu riportata l’attività di vari estratti di Melissa su ceppi virali di Newcastle virus, vaiolo dei bovini, Herpes Simplex, myxovirus, Semliki Forrest virus, ecc. (Cohen et al. 1964).  Tre anni più tardi due studi analizzarono le sostanze antivirali presenti negli estratti, ed esse furono definite come polifenoli non tanninici e tannini (Kucera and Herrmann 1967; Herrmann and Kucera 1967).  Sembra che l’attività antivirale possa essere collegata alla reazione tra composti polifenolici e proteine della capside virale.  Negli ultimi anni gli studi si sono concentrati sull’attività antierpetica, che è stata dimostrata con studi in vitro e in vivo su herpes simplex I.

I composti responsabili per quest’azione sono gli acidi caffeico, ferulico e rosmarinico (Dimitrova et al. 1993; Chlabicz and Galasinski 1986).

Nel 1998 Yamasaki et al. (1998) ha dichiarato che la potente attività antivirale osservata per l’estratto di Melissa officinalis è dovuta a composti idrosolubili polari e non ai composti non polari come gli olii essenziali.

Stimolanti della circolazione e diaforetici

  • Eupatorium perfoliatum, una pianta dall’azione diaforetica, tonica amara e moderatamente antinfettiva, da sempre considerata dai nativi americani come la pianta per le febbri, e consigliata anche dalla scuola tedesca in combinazione con Echinacea (Weiss 1996). Uno studio clinico tedesco del 1987 ha mostrato che una combinazione di Echinacea ed Eupatorium perfoliatum è stata efficace nel trattare raffreddore ed influenza (Amman e Suter 1987). La pianta fresca contiene un composto tossico (tremetrolo; Willard 1991) che è quasi assente nella pianta secca. La pianta è meglio assunta in infuso e a piccole dosi perché a dosaggi elevati può essere nauseante.
  • Achillea millefolium. Da sempre utilizzata nelle prime fasi a febbre elevata, essa è un rimedio diaforetico ma anche tonico amaro. Si smette di utilizzarla non appena la febbre raggiunge il picco e nella fase discendente, per poi riprenderla nella fase di convalescenza, fase nella quale diventa importante la sua azione tonico-amara.
  • Zingiber off. Fresco (Sheng Jiang) in MTC considerato fresco e pungente
  • Libera il Vento-Freddo e causa sudorazione. Particolarmente efficace nel rinforzare la sudorazione. Elimina la flemma fredda dal naso, riduce la tosse. Aggiunta alle prescrizioni per aiutare le altre pianta a ‘viaggiare verso il basso’
  • Cinnamomum spp. (Gui Zhi) in MTC considerata dolce e calda, efficace nella Sindrome esterna di Vento-Freddo, o sindrome esterna di Vento-Freddo con sudorazione che non riesce a risolvere la condizione. Effetto sinergico con Ephedra come diaforetico
  • Mentha spp
  • Sambucus nigra
  • Tilia spp.
  • Nepeta cataria

Espettoranti’sedativi’ per tossi secche:

  • Marrubium vulgare
  • Verbascum thapsus
  • Euphorbia hirta
  • Trifolium pratense
  • Pilosella officinarum/Hieracium pilosella

Espettoranti stimolanti per tossi produttive:

  • Allium sativum
  • Thymus vulgaris
  • Inula helenium
  • Hyssopus officinalis

Anticatarrali e tonici delle mucose

  • Euphrasia off.
  • Sambucus nigra
  • Hydrastis canadensis

In casi di necessità si utilizzeranno anche antibatterici

  • Thymus vulgaris
  • Allium sativum
  • Satureja montana
  • Origanum vulgare
  • Cinnamomum verum

I tonici amari tornano utili una volta passata la fase infettiva, nel momento del recupero e della convalescenza, oppure per abbassare la febbre.

  • Taraxacum officinalis
  • Gentiana lutea
  • Erythrea centaurium
  • Chycorium intibus


Epidemie, contatto con soggetti infetti
In caso di epidemia o di sospetto di infezione senza segni o sintomi è utile (soprattutto per i soggetti più a rischio) iniziare ad assumere piante ad azione immunostimolante,  come Echinacea angustifolia, Andrographis paniculata, o Picrorrhiza kurroa (tenendo presente quanto detto più sopra su queste due ultime piante).

Bone e Mills  (2000) propongono un dosaggio di Echinacea di 5 ml/die di estratto 1:2 (raddoppiabile in caso di estrema immunodeficenza).   Consigliabile invece smettere l’assunzione di piante adattogene. Un’associazione particolarmente utile è quella tra Echinacea ed Eupatorium perfoliatum,   Altre piante tradizionalmente usate sono il Sambucus nigra fol come diaforetico e alterativo generico, e l’aglio come antivirale ed antibatterico generale.

Primi sintomi
Quando l’infezione è certa e i primi sintomi si fanno sentire (temperatura in salita, mialgie e brividi, ecc.) a seconda della severità gli approcci si diversificano.
Il primo trattamento  in caso di raffreddore/rinofaringite dovrebbe essere quello locale.  Utili i lavaggi nasali con acqua, sale marino e poche gocce di limone per ripristinare la salute delle mucose, l’applicazione di unguento di Calendula, Thuja o  Hypericum all’interno delle narici, oppure inalazioni di vapori di Matricaria e Thuja, dall’azione idratante, antinfiammatoria e antivirale  (per i bambini e consigliabile utilizzare decotti concentrati e non olii essenziali o tinture).  In caso ciò non fosse sufficiente, infusi e decotti sono la prossima scelta, da preferirsi all’uso di tinture.
Il trattamento con Echinacea può continuare, a dosaggi elevati (10-15 ml/die di estratto 1:2), e si introducono infusi di piante diaforetiche per gestire la febbre, come Sambucus, Achillea o Eupatorium.

In caso di evoluzione della malattia verso condizioni piu ‘calde’ (la febbre raggiunge il climax, il paziente ha sensazione di calore, inizia a sudare abbondantemente con il primo declino della temperatura) é possibile introdurre piante come Andrographis e Picrorrhiza (costituzionalmente piu fredde); le combinazioni delle tisane possono variare sostituendo piante più antinfiammatorie e meno diaforetiche, come:

  • Verbascum thapsus
  • Sambucus nigra bacche succo
  • Glycyrrhiza glabra
  • Mentha piperita
  • Althaea officinale
  • Papaver rhoeas
  • Acqua di riso o di orzo

Complicanze batteriche

In caso di superinfezioni batteriche, presenza di muco purulento e denso si possono introdurre olii essenziali per os a forte azione antibatterica, Hydrastis canadensis come tonico delle mucose (ideale per congestione delle mucose, ma controindicata nei primi stadi dell’infezione), Allium sativum, Thymus vulgaris e piante anticatarrali.

Estremamente importante l’applicazione a petto e schiena di unguento ricco in olii essenziali.

Esempio:

Olio vegetale                           600 ml

Oleolito Iperico                       200

OE Eucalyptus smithii 50

OE Thymus vulgaris 40

OE Cinnamomum camphora 40

OE Pinus sylvestris 40

OE Mentha x piperita 30

(sostituire con Rosmarinus off CT canfora in caso di bambini)

Applicare al torace al mattino e prima di andare a letto.  Usare puro in adulti, diluito 1:3 in olio vegetale per bambini fino a 5 anni, diluito 1:1 per bambini fino a 12 anni.

Convalescenza
Nessuna terapia può dirsi completa senza un adeguato riposo e recupero post-infettivo.  Ai pazienti deve essere fatto presente che la scomparsa dei sintomi non significa la possibilità di tornare alle attività normali di punto in bianco.  La convalescenza con dieta leggera, piante tonico-amare e adattogene e dosi leggere di immunostimolanti è importante per evitare eventuali cronicizzazioni e ricorrenze delle infezioni.

Gestire la tosse

Una reazione meccanica come la tosse è chiaramente un tentativo di rimozione, iniziato a livello delle vie respiratorie (non degli alveoli), e tradizionalmente si è sempre apprezzata l’importanza di aiutarla invece di sopprimerla.  La soppressione è giustificata soltanto quando la tosse sembri senza risultato, come nella tosse secca e nervosa, o in casi di tumori o altre lesioni.  Le piante chiave per il trattamento sono gli espettoranti.

Gli espettoranti  sedativi possono essere utilizzati in tossi secche per produrre più secrezioni, con effetto demulcente  ed antinfiammatorio , a volte in associazione ad antitossivi (tipo Prunus serotina e Glycyrrhiza glabra).

Gli espettoranti stimolanti vengono invece utilizzate in caso di tossi produttive per eliminare l’eccesso di muco.

Esempio

Tintura per tosse (adulti)

Populus candicans 25 ml

Glycyrrhiza glabra 25 ml

Thymus vulgaris 25 ml

Verbascum thapsus 25 ml

Capsicum frutescens 1 ml

——–

101 ml

Sig:  5 ml al bisogno con acqua

Esempio:

Achillea millefolium 20

Sambucus nigra 20

Eupatorium pefoliatum 20

Echinacea angustifolia 40

Capsicum spp          2

Due formule di MTC per sindromi di Vento-Freddo sono di grande utilità:  Ma Huang Tang e Gui Zhi Tang, entrambe descrivibili come ricette diaforetiche e aromatiche.

Gui Zhi Tang (decotto di ramoscelli di cannella)

Gui Zhi (Cinnamomum cassia)                           9 gr

Bai Shao  Yao (Paeonia alba)                              9

Sheng Jiang (Zingiber off fresco)                        9

Da Zao (Zizhiphus jujube)                                 4

Zhi Gan Cao (Glycyrrhiza uralensis preparata)    6

Un rimedio tradizionale antinfettivo e diaforetico nord americano è la Composition powder di cui riporto una delle varie versioni:

Capsule (500 mg tre volte al giorno) di piante polverizzate:

Myrica cerifera 3

Zingiber off 1

Cinnamomum  verum 0.5

Syzygium aromaticum 0.25

Il suino in casa - 3

Monday, January 25th, 2010

Oops, quasi mi ero dimenticato dei post suini, ecco quindi l’ultimo il penultimo della serie, per parlare di altre strategie (sempre vegetali) di gestione delle infezioni virali, a parte gli olii essenziali di cui si è già parlato qui e qui.

Se, come è stato detto, la strategia direttamente virucida è interessante dal punto di vista teorico ma poco praticabile in pratica, almeno per adesso, quali altre strategie abbiamo a nostra disposizione?

Per capirlo bisogna dare un’occhiata ai fattori facilitanti le infezioni per capire se possiamo modificarli. Schematizzando grandemente individuerei i seguenti punti:

  • Fattori ambientali come clima freddo, correnti d’aria improvvise ed ambienti eccessivamente riscaldati e non adeguatamente umidificati, che, attraverso un’azione riflessa del SNA (raffreddamento mani e piedi ad esempio), riducono il flusso ematico alle mucose, causano ischemia e una riduzione nella concentrazione di anticorpi e un raffreddamento delle mucose.  Questi  fattori  portano ad una temporanea riduzione dell’immunità e ad una facilitazione nella riproduzione di virus e batteri.
  • Condizioni generali del sistema respiratorio. Possibile danneggiamento e guarigione incompleta dei tessuti a causa di molteplici infezioni ed infiammazioni respiratorie
  • Trattamento antibiotico cronico e/o eccessivo, con danneggiamento della flora batterica intestinale e del sistema linfatico intestinale
  • Vita sedentaria e mancanza d’esercizio, particolarmente nei bambini iperprotetti dal freddo.

L’intervento su questi fattori é di primaria importanza in ogni approccio naturale alle infezioni, e contribuisce a limitarne la ricorrenza.  I questi casi una prescrizione automatica di un immunomodulante come l’Echinacea non e più intelligente della prescrizione di antibiotici, solo meno dannosa.  E’ inutile utilizzare immunostimolanti se prima non si e lavorato sulle condizioni più generali di salute.

Una volta presisi cura di questo aspetto, vi sono naturalmente molte piante che possono essere di grande aiuto.

Trattamento fitoterapico

Nello specifico, nel combattere un’infezione virale cercheremo le seguenti attività:

  • Immunomodulazione
  • Attività antivirale in senso lato
  • Azione troporestorativa sui tessuti interessati all’infezione
  • Miglioramento del metabolismo epatico e generale per sostenere l’organismo
  • Applicazioni topiche virucide, antinfiammatorie, analgesiche e antipruriginose.

Piante immunomodulanti

Piante che sono genericamente stimolanti per la risposta immunitaria, o usate tradizionalmente per la profilassi delle infezioni croniche.

  • Andrographis paniculata
  • Picrorrhiza kurroa
  • Echinacea spp
  • Allium sativum
  • Astragalus membranaceus
  • Eleutherococcus senticosus
  • Grifola frondosa
  • Ganoderma lucidum
  • Lentinus edodes
  • Andrographis paniculata

Piante che lavorano al livello dei recettori Toll-like (TLR)
E’ nozione generale che il sistema immunitario naturale non possa operare in maniera discriminativa ma affronti le infezioni in maniera generica o non specifica, attraverso la fagocitosi, l’espressione di citochine e la chemiotassi, e che per una risposta sistemica fosse necessario il coinvolgimento del dei leucociti B e T.  Ma le ricerche degli ultimi anni hanno mostrato che anche questo comparto possiede alcune proprietà discriminative.

La scoperta dei recettori Toll-Like (TLR) nelle membrane e nelle membrane cellulare di macrofagi e cellule dendritiche ha mostrato che essi possono mediare risposte sistemiche, riconoscendo caratteristiche specifiche di batteri, virus e funghi. Essi sembrano emergere come degli snodi importanti per l’attività immunomodulante e proinfiammatoria; dieci membri di questa classe di recettori sono stati riscontrati negli esseri umani.

Nei mammiferi questi recettori svolgono un ruolo fondamentale nel riconoscimento di composti virali, micotici e batterici (Takeda et al. 2003; Seya et al 2006), che funziona come percorso per l’attivazione di risposte sistemiche, che prima si pensavano essere limitate al sistema immunitario specifico. E’ un sitema estremamente antico e conservato in molte linee evolutive, che una volta attivato, facilita il rilascio e la traslocazione nucleare del fattore nucleare NF-kB, che a sua volta causa una secrezione di citochine proinfiammatorie ed immunomodulanti (Oshiumi et al. 2003; Cooper 2006).

Sembra che alcune componenti delle piante medicinali (polisaccaridi) possano scatenare l’espressione di alcuni TLR ed iniziare una risposta di immunosorveglianza (Cooper 2006). Le piante a polisaccaridi che hanno mostrato attività sui TLR sono:  Astragalus membranaceus (Shao et al; 2004b), Ganoderma lucidum (Shao et al, 2004a), Panax ginseng (Nakaya; Pugh)  Panax quinquefolius (Pugh), Echinacea angustifolia e purpurea (Pugh), Eleutherococcus senticosus (Han), Platycodon grandiflorum (Yoon) e forse Spirulina (Balachandran et al. 2006).  Dato che i polisaccaridi sono insolubili in alcol, è necessario assumere queste piante in forma di polvere, infuso o decotto.

Piante che modificano l’equilibrio Th-1/Th-2
Molto si è sentito parlare negli ultimi anni dell’equilibrio tra linfociti T helper tipo 1 e tipo 2 nella genesi di problematiche autoimmuni, allergiche o in problemi di ridotta efficienza antivirale del sistema immunitario.
I linfociti Th (CD4+) sono responsabili dell’attivazione e facilitazione della risposta immunitaria cellulare ed umorale. In particolare sembra che il Th1 tenda a favorire la Immunità cellulo mediata, proinfiammatoria, mediante l’espressione di IL-2 e INF-gamma, mentre il Th2  stimola la Immunità umorale (linfociti B) tramite l’espressione di IL-4 e IL-5.

Uno sbilanciamento verso uno o l’altro polo d’attivazione potrebbe essere alla base di vari disturbi.  Ad esempio uno sbilanciamento a favore del comparto Th2, il sistema immunitario, in risposta ad una infezione virale, produce molti anticorpi ed è estremamente reattivo, ma al contempo produce poche risposte cellulomediate e quindi non riesce a gestire i virus verso cui si è allertato.

Questo può portare ad episodi d’allergia o reazione immunitaria esagerata, ed anche alla non completa risoluzione dell’infezione virale.
Sempre in via teorica, quindi, piante che fossero in grado di riportare l’equilibrio verso Th-1 potrebbero essere utili in caso di problemi virali.  Alcune di queste piante sono:

  • Allium sativum
  • Astragalus membranaceus
  • Ganoderma lucidum
  • Grifola frondosa
  • Panax ginseng

NB: Le Echinacea spp. potrebbero essere controindicate in caso di dominanza Th2, perchè aumentando rapidamente il numero di linfociti T circolanti potrebbe aggravare un preesistente disequilibrio verso Th2 (ma questa è una considerazione solo teorica).

Materia Medica Immunomodulante

1. Panax quinquefolium (Araliaceae)

Studi clinici: in alcuni studi clinici controllati il Panax quinquefolium ha ridotto l’incidenza, durata e severità di raffreddore e influenza in soggetti sani e malati. Uno studio di 4 mesi su 323 soggetti (età 18-65) ha testato 400 mg (in due dosi) di estratto di P. quinquefolium standardizzato all’80% di poli-furanosil-piranosil-saccaridi contro il placebo. Nel gruppo verum il numero di episodi di raffreddore riportati è calato del 9.2%, il rischio di contrarre un raffreddore si è ridotto del 12.8%, rispetto al gruppo placebo; inoltre la severità dei sintomi e la loro durata sono calati rispettivamente del 31% e del 34.5% rispetto al gruppo placebo (Predy et al. 2005).

In un secondo studio sono stati testati 43 anziani, con la stessa posologia (ma con estratto standardizzato differente), e per la stesso lasso di tempo. Dopo un mese tutti i soggetti hanno ricevuto il vaccino antinfluenzale. Per i primi due  mesi non sono state notate divergenze tra i due gruppi, mentre negli ultimi due mesi solo il 32% dei soggetti del gruppo verum (rispetto al 62% del gruppo placebo) ha riportato una infezione del tratto respiratorio, ed anche la durata dei sintomi è risultata più bassa (5.6 giorni contro 12.6 nel gruppo placebo) (McElhaney et al. 2006).

2. Andrographis paniculata (Burm. f.) Nees. (Acanthaceae)

Un tonico amaro con interessanti attività immunostimolanti, antipiretiche e antiinfiammatorie, con attività confermata su infezioni batteriche e virali respiratorie, enteriche e urinarie. Classificata come pianta fredda, quindi preferibile utilizzarla in caso di soggetti di costituzione calda o nelle fasi infiammatorie delle infezioni. Sconsigliata in condizioni ‘fredde’, come nel caso di una costituzione fredda oppure nel caso di ‘freddo’ di origine esterna come è spesso il caso nei primi stadi infettivi.

Farmacologia: stimola risposta immunitaria antigene specifica e non antigene specifica in modelli sperimentali, stimola la fagocitosi in vitro e in modelli animali (endovena) (Farnsworth, Bunyapraphatsara 1992; Kapoor, 1990).

Studi clinici
Immunostimolante in studi non controllati di infezioni respiratorie batteriche e virali.  In uno studio controllato in doppio cieco e randomizzato, un estratto somministrato a bambini sani per tre mesi nella stagione invernale ha diminuito in maniera significativa  l’incidenza e la severità dei sintomi del raffreddore (Bone e Mills 2000).

Una combinazione con Eleutherococcus senticosus (Andrographis (88.8 mg) + Eleutherococcus (10.0 mg) tre volte al giorno per 3-5 giorni) è risultata efficace in uno studio cinico contro antivirali classici, su 540 soggetti con influenza. Il 30.1% dei soggetti nel gruppo verum hanno sviluppato complicanze rispetto al 67.8% del gruppo placebo, e la durata dei sintomi è stata minore nel gruppo verum (Kulichenko et al. 2003).

Dosaggio: dose giornaliera pari o equivalente a 1,5-3 gr. di pianta secca, in grado di apportare 20-40 mg di andrografolide. Ovvero 15-30 ml di TM, o 400-600 mg ES (5:1) standardizzato al 6-10% di andrografolide.

3. Echinacea angustifolia DC; E. purpurea (L.) Moench (Asteraceae)


Farmacologia: (Barret et al 1999; Bone & Mills 2000; Bergner 1997; Wagner 1997
L’estratto di E. angustifolia ha mostrato, in vitro: aumento fagocitosi degli eritrociti e dei granulociti; aumento della funzione immunitaria cellulare delle cellule mononucleate in soggetti normali e immunocompromessi.

Ciò che rende interessante la pianta è che sembrerebbe poter stimolare l’attività delle cellule NK e dei monociti, le cellule che costituiscono la prima linea di difesa dell’organismo. Questa potenzialità risulterebbe da una doppia azione: la pianta e le alchilamidi inibiscono COX e 5-LOX, riducendo i fenomeni infiammatori, ed in particolare riducendo (agendo su 5-LOX) i livelli della PGE2, una prostaglandina che sopprime l’attività delle cellule NK. Inoltre la pianta, i polisaccaridi (arabinogalattano) e le alchilamidi, stimolano in maniera non specifica i fagociti/monociti, con aumento della secrezione di beta interferone, TNF alfa e IL 1, tutte sostanze che stimolano le cellule NK, e l’attività antivirale.

Le ricerche recenti sul ruolo delle alchilamidi nell’attività immunomodulanti della pianta hanno rivelato una interessante interazione di alcune di esse con i recettori cannabinoidi. In particolare sembra che tramite l’interazione con il recettore CB2 le alchilammidi modulino l’espressione di TNF-alfa in monociti e macrofagi, e di IL-6. Ci sarebbe inoltre un effetto sulla espressione di IL-8 non mediato da CB2. Questa catena di azioni porterebbe ad un effetto analgesico, antitumorale ed antinfiammatorio.

Uno studio molto recente ed estremamente interessante è la review della Miller (2005) sugli studi del suo team su modelli murinici. Pur basato su ricerca su modelli animali, l’articolo è estremamente significativo: l’Echinacea è stata somministrata a dosaggi paragonabili a quelli umani (dosi pari a 1.3 gr di radice essiccata per un soggetto di 70 Kg) e per via orale. I risultati indicano che Echinacea sembra in grado di: stimolare la proliferazione delle cellule NK e dei monociti nel midollo di topi giovani e sani; stimolare la stessa proliferazione in caso di topi vecchi e sani, e soprattutto di riportare queste cellule  alla loro originaria funzionalità (persa nei topi a causa dell’età), attività questa non riscontrata in altri composti stimolanti le NK (indometacina e IL-2).

In nessun caso echinacea ha stimolato la proliferazione di altri comparti immunitari. Lo stesso studio mostra come questi effetti siano legati all’utilizzo della pianta in toto, piuttosto che a singole molecole isolate. Ancora più interessante il fatto che l’assunzione cronica della pianta non solo non ha mostrato di essere di detrimento, ma anzi ha mostrato un continuo effetto di profilassi. La stessa dose di echinacea orale, usata su topi leucemici ha mostrato un raddoppio del numero di cellule NK ed un aumento statisticamente significativo della sopravvivenza.

Una scoperta ancora più recente getta una luce del tutto nuova sull’echinacea ma anche su molte altre piante. Quattro studi molto recenti (Pugh et al. 2005; El-Obeid et al. 2006a; El-Obeid et al. 2006b; Sava, et al. 2001) si sono concentrati sulla melanina di origine vegetale, isolandola da Nigella sativa, Camellia sinensis, Echinacea spp., Medicago sativa ed altre piante. Secondo gli autori, la melanina sarebbe un composto particolarmente importante per l’attività immunomodulante ed antiossidante.

Questa, se confermata, sarebbe una scoperta sorprendente, dato che fino ad oggi la melanina non è mai stata considerata importante dal punto di vista farmacologica, è poco e male caratterizzata, non è un metabolita secondario, si sa poco su quali siano le migliori modalità di estrazione, e la possibilità che si creino degli artefatti sperimentali è elevata (Sava, et al. 2001).

Secondo (Pugh et al. 2005) la melanina da Echinacea e da Medicago sativa sarebbe differente dalle altre melanine vegetali, sarebbe più efficace come immunomodulante (con aumento di gamma-interferone dalla milza e di IgA ed IL-6 dalle placche di Peyer, e agirebbe tramite l’attivazione di NF-kB nei monociti attraverso un recettore Toll-like (TLR 2) (Pugh et al. 2005) o forse altri recettori. Anche gli altri studi hanno riscontrati ììo una azione a livello dei recettori Toll-Like, secondo (El-Obeid, et al. 2006a) il recettore influenzato dalla melanina da Nigella sativa sarebbe TLR4, ed essa indurrebbe l’espressione di TNF-alfa, IL-6 e VEGF dai monociti (El-Obeid, et al. 2006b).

Quale che sia la reale portata di questi studi, se la melanina vegetale è veramente importante per la immunomodulazione, è certo che essa non è presente nella maggior parte dei supplementi da estrazione, e che solo la polvere della pianta potrebbe essere usata a scopo terapeutico (la melanina sembra insolubile sotto un pH di 10).

Da questi due studi si possono estrapolare due interessanti indicazioni cliniche: la prima è che la supplementazione a lungo termine di echinacea è probabilmente di beneficio, non sopprime il sistema immunitario e migliora la funzionalità delle cellule del sistema immunitario non specifico, migliorando lo screening antitumorale. La seconda è che la pianta intera sia più efficace degli estratti o delle molecole isolate. I dosaggi di echinacea radice secca vanno da 1.5 a 3 gr per giorno, anche se il dosaggio utilizzato in Miller 2005 era vicino al termine inferiore.

Studi clinici
Una metanalisi ha valutato nove studi di trattamento e quattro studi di prevenzione, tutti controllati e randomizzati, in doppio cieco, delle malattie infettive dell’alto tratto respiratorio, e tutti, a parte uno degli studi di trattamento, hanno mostrato evidenza positiva e significativa, con  riduzione della durata della sindrome influenzale e della severità dei sintomi in pazienti già ammalati, e  riduzione della frequenza di ricorrenze di infezioni, specialmente in pazienti con particolare tendenza.

Dopo questa metanalisi, e fino al 2001, sono stati pubblicati altri 6 studi, 4 dei quali randomizzati controllati in doppio cieco. Tre dei quattro studi controllati hanno dato esito positivo, e l’unico a non avere mostrato differenze significative con il placebo ha usato estratti di bassa qualità.

Studio clinico randomizzato in doppio cieco su 48 donne per 4 settimane, con Echinacea e arabinogalattani da Larice (Kim et al. 2002); i livelli di properidina (una componente del sistema alternativo del complemento, un marker dell’arttivazione immunitaria) sono aumentati del 21% (Echinacea angustifolia ed E. purpurea) e del 18% (E. angustifolia, E. purpurea e arabinogalattani) rispetto al placebo.

Studio clinico randomizzato in doppio cieco su 282 adulti che hanno assunto  un estratto di Echinacea spp. (standardizzazione e posologia: 2.5 mg alcamidi, 25 mg acido cicorico e  250 mg polisaccaridi il primo giorno; 1 mg alcamidi, 10 mg ac. cicorico, 100 mg polisaccaridi al giorno per i seguenti 7 giorni). La severità dei sintomi è calata del 23.1% rispetto al placebo (Goel et al. 2004).

In uno studio clinico correlato al precedente su 150 pazienti con la stessa formulazione (posologia:  2 mg alcamidi, 20 mg ac. cicorico, 200 mg polisaccaridi il primo giorno; 0.75 mg alcamidi, 7.5 mg ac. cicorico e 75 mg polisaccaridi al giorno per i seguenti 7 giorni). Il gruppo verum ha mostrato una riduzione dei sintomi ed un aumento nel numero di leucociti totali, di monociti, neutrofili, e cellule NK (Goel et al 2005).

In uno studio clinico seguente, 80 soggetti hanno assunto un estratto di E. purpurea dall’inizio del raffreddore fino alla scomparsa dei sintomi. La mediana della durata del raffreddore è risultato di 6 giorni rispetto ai 9 giorni nel gruppo placebo (Schulten et al. 2001).

Altri studi hanno riportato l’assenza di miglioramenti statisticamente significativi in caso di raffreddore (Grimm, Muller 1999; Turner et al. 2005; Schwarz et al. 2005; Yale, Liu 2004).

In uno studio clinico randomizzato in doppio cieco, sono state somministrate a 148 studenti capsule da 1 gr contenenti polvere di E. purpurea herba (25%) e radix (25%) e E. angustifolia radix (50%) o placebo, sei volte al giorno il primo giorno di raffreddore e tre volte al giorno per un massimo di 10 giorni.  Nessuna differenza significativa tra gruppo verum e placebo (Barret et al. 2002).

In uno studio clinico seguente 128 adulti hanno ingerito 100 mg di E. purpurea o placebo tre volte al giorno fino alla scomparsa dei sintomi del raffreddore (max 14 giorni); nessuna differenza statistica osservata (Yale, Liu 2004).

L’echinacea stimola la fagocitosi, l’attività delle cellule NK, il numero di linfociti T, il complemento e l’espressione di qualche mediatore. La sua azione normalizzante sull’immunità cellulo-mediata è meno sicura.  Ha una chiara attività immunostimolante se assunto ai primi sintomi e per tutta la durata dell’infezione. Nonostante l’utilizzo come terapia di profilassi sia meno supportato dai dati clinici, è utilizzabile nella profilassi a breve termine (2-4 settimane).

Dosaggio: dose giornaliera pari o equivalente a 1,5-3 gr. di pianta secca, in grado di apportare 10-15 mg di alchilammidi.  Ovvero 15-30 ml di TM, o 500 -1000 mg di ES (4:1) standardizzato rispetto alle alchilammidi. La standardizzazione ad echinacosidi è utile solo ai sensi della prevenzione delle adulterazioni, ma non ha alcun significato in termini di efficacia.  Per assicurare la non adulterazione dell’E. angustifolia bisognerebbe richiedere la garanzia di assenza di acido cicorico.

4. Astragalus membranaceus (Fisch. Ex Link) Bge. (Fabaceae)


Farmacologia: la pianta contiene polisaccaridi, flavonoidi, minerali ed amminoacidi. L’Astragalo in vitro aumenta la citotossicità delle natural killer cells e riduce la soppressione dei macrofagi, stimola l’attività fagocitica, la produzione di anticorpi ed  interleuchina 2.

Somministrato per via orale ad animali aumenta il numero e la funzionalità dei macrofagi e la loro attività fagocitaria, protegge contro le infezioni da virus (parainfluenza virus tipo I, Newcastle virus, coxsackie B2 e B3 virus, Hep B), aumentando la sopravvivenza del 30-40%, molto probabilmente non per una azione diretta ma per l’azione immunostimolante e di stimolazione di produzione di interferone (Brush et al. 2006). Aumenta la risposta dell’interferone alle infezioni virali (Bone e Mills 2000; Bone, 1998; Chang, But 1987).

Studi clinici
Un decotto di Astragalo aumenta la concentrazione di IgM, IgE e cAMP e l’induzione di interferone (INF) da parte dei leucociti periferici. In soggetti predisposti al raffreddore aumenta la concentrazione di IgA e IgG dopo 60 giorni (Bone e Mills 2000; Bone, 1998; Chang, But 1987)

In uno studio aperto su soggetti proni al raffreddore il trattamento è risultato profilattico per il raffreddore, con grande riduzione delle recidive. In uno studio clinico aperto randomizzato su pazienti con leucopenia si è dimostrato un aumento del numero dei leucociti (Bone e Mills 2000; Bone, 1998; Chang, But 1987)

In un piccolo studio clinico controllato con placebo in doppio cieco sono stati comparati Echinacea purpurea, Astragalus membranaceus, Glycyrrhiza glabra, una combinazione delle tre piante e il placebo. L’Astragalus ha causato l’attivazione e la proliferazione più potente, in particolare dei CD8 e CD4 (Brush et al 2006)

L’Astragalo trova la sua applicazione ideale nella profilassi delle infezioni, nei primi giorni di infezione, nelle infezioni virali croniche con debilitazione e sudorazione spontanea, ma deve essere abbandonato durante gli episodi di infezione acuta.

Dosaggio: dose giornaliera pari o equivalente a 2-4,5 gr di pianta secca. Ovvero 20-40 ml di TM, o 400-900 mg ES (5:1).

5. Eleutherococcus senticosus (Rupr. & Maxim.) Maxim. (Araliaceae)


Farmacologia: l’estratto ha aumentato del 30-45% la fagocitosi in vitro di Candida albicans da parte di granulociti e monociti di donatori sani. Il pre-trattamento con estratto di eleuterococco aumenta la resistenza di modelli animali alle infezioni batteriche e virali.
In uno studio in doppio cieco randomizzato l’eleuterococco ha stimolato la produzione di linfociti T helper e l’attività dei linfociti T, l’attività citostatica delle cellule NK ma non ha avuto effetti su granulociti e monociti (Boh et al 1987).

Uno studio in doppio cieco con 36 soggetti umani ha mostrato che l’estratto della pianta migliora la reattività immunitaria non specifica (Bone e Mills 2000; Bone, 1998). Vedi anche lo studio combinato con Andrographis paniculata (sopra).

Dosaggio: dose giornaliera pari o equivalente a 1-4 gr di pianta secca. Ovvero 10-40 ml di TM, o 500-1000 mg ES (4:1) o 100-200 mg di ES (20:1), in grado di apportare 2-4 mg di eleuteroside E.

6. Baptisia tinctoria (L.) R. Br. (Fabaceae)


Farmacologia: la frazione polisaccaridica e l’estratto etanolico aumentano la produzione di anticorpi in vitro e stimolano la fagocitosi. L’estratto etanolico alza il conteggio leucocitario e migliora le reazioni di difesa endogene. Le glicoproteine hanno dimostrato di essere immunologicamente attive (Barret et al 1999; Bone e Mills 2000; Bone, 1998; Henneicke-von Zepelin et al 1999).

Non esiste alcuno studio clinico effettuato su Baptisia da sola, ma esistono  studi clinici randomizzati, controllati, in doppio cieco, su tre combinazioni contenenti Baptisia. Due di questi studi sono di tipo omeopatico. L’unico ad utilizzare dosi ponderali, anche se molto ridotte, combinava Baptsia tinctoria, Echinacea spp. radice e Thuja spp. con posologia di 170 mg/die su 238 soggetti con raffreddore, con riduzione dell’intensità e della durata della sintomatologia (Henneicke-von Zepelin et al. 1999)

Dosaggio: dose giornaliera pari o equivalente a 1-3 gr gr di pianta secca. Ovvero 10-30 ml di TM.

7. Uncaria tomentosa (Willd. ex Schult.) (Rubiaceae)


Farmacologia
L’azione immunostimolante dell’Uncaria tomentosa è stata fino ad oggi dimostrata solo in test in vitro e su modelli animali. Stimola la secrezione di interleukina-1 e interleukina-6 in vitro, e la fagocitosi in vitro ed in modelli sperimentali.  Gli alcaloidi ossindolici pentaciclici inducono le cellule endoteliali a secernere un fattore di proliferazione dei linfociti (Bone e Mills 2000; Obregon Vilches 1995)

Dosaggio: dose giornaliera pari o equivalente a 2-5 gr di pianta secca. Ovvero 20-40 ml di TM, o 450-1100 mg di ES (5:1),
Sono stati identificati due chemiotipi, quello da utilizzare è il chemiotipo ad alcaloidi ossindolici pentaciclici (POA), in particolare speciofillina, mitrafillina, pteropodina, isomitrafillina e isopteropodina; l’altro contiene, oltre ai POA, degli alcaloidi ossindolici tetraciclici (TOA) come rinchofillina e isorincofillina.  Quest’ultimo chemiotipo non deve essere usato.

8. Funghi

Il fungo Agaricus blazei Murr possiede spiccate proprietà immunostimolanti e antitumorali, comparabili a quelle dei più conosciuti Lentinus edodes, Grifola frondosa e Ganoderma spp.  Le frazioni indicate come responsabili dell’attività del fungo comprendevano vari glucani, complessi polissacaride-proteina (ATOM), complessi RNA-proteine, e glucomannano (Mizuno 2002; Mizuno et al. 1990; Wasser, Weis 1999; Ito et al. 1997; Fujimiya et al. 1998; Fujimiya et al. 2000; Cho et al. 1999), che vanno ad aggiungersi al lentinano, polisaccaride responsabile dell’attività immunostimolante del Lentinus edodes (Aoki 1984; Kanai, Kondo 1981).

In uno studio recente (Takeda e Okumura 2004) l’assunzione di estratti di Agaricus blazei e Lentinus edodes ha aumentato l’attività delle cellule NK, anche se è stato notato che la sensibilità all’estratto di Agaricus blazei era molto varia tra i soggetti, ed era correlata alla sensibilità all’estratto di Lentinus edodes.  Gli autori ipotizzando una sensibilità selettiva di alcuni individui ai composti presenti negli estratti.

Possibili meccanismi di attivazione delle cellule NK.

  1. Attivazione dei recettori Toll-like (TLR). Dieci membri di questa classe di recettori sono stati riscontrati negli esseri umani. Nei mammiferi questi recettori svolgono un ruolo fondamentale nel riconoscimento di composti micotici e batterici (Takeda, Kaisho, Akira 2003). I TLR attivano percorsi di segnalazione come NK-κB, che risultano nella secrezione di varie citochine proinfiammatorie (Oshiumi et al. 2003). Sembra che il recettore TLR-2/6 riconosca alcune componenti dello zimosano ma non  dei β-glucani (Underhill et al. 1999; Gantner et al. 2003).
  2. Attivazione dei recettori per le lectine. Alcuni tipi di lectine possono funzionare come immunomodulanti (Hofer et al. 2001), ed è possible che l’interazione tra lectine presenti nei funghi e recettori lectinici di tipo C possa giocare un ruolo nella immunomodulazione.
  3. Attivazione dei recettori per β-glucano.  I β-glucani hanno mostrato interessanti proprietà in vivo di stimolazione delle risposte antinfettive ed antitumorali dei soggetti (Tzianabos 2000).  Sono un gruppo eterogeneo di polimeri del glucosio, costruiti da uno scheletro di unità β-D-glucopiranosil a legame β(1→3), con catene laterali  a legame β(1→6); sono una parte fondamentale della struttura delle pareti cellulari di funghi, macrofunghi, piante ed alcuni batteri, e vengono riconosciute dal sistema immunitario innato dei vertebrati (non sono presenti nei tessuti animali), esclusivamente attraverso vari recettori cellulari superficiali (Battle et al. 1998).  L’attività di questi recettori è stata individuata su leucociti di vario tipo (macrofagi, neutrofili, eosinofili e cellule NK) e cellule non immunitarie (endoteliali, epiteliali alveolari, fibroblasti).  Dei recettori individuati (Zimmerman et al. 1998; Rice et al. 2002; Brown, Gordon 2001; Taylor et al. 2002) solo uno, dectin-1 ha mostrato chiaramente di essere in grado di mediare le risposte biologiche al β-glucano  (Brown, Gordon 2003).

Il suino in casa - 2

Saturday, November 21st, 2009

Ho terminato il primo post della serie suina in maniera forse criptica, e mi si domanda: “perché consideri gli olii essenziali il metodo che meno ti attira? E alla fine della giostra, come li posso usare?”

Allora, gli olii essenziali sono la strategie che meno mi attira, nonostante io sia molto interessato a questi materiali, perché sono e rimango un fitoterapeuta di formazione tradizionale, e tendo a preferire quelle strategie fitoterapiche che mi pare offrano delle alternative vere agli approcci già esistenti nella farmacopea classica.

Ovvero mi interessa ciò che le piante e il loro utilizzo (che non sono le piante a curare, ne il terapeuta, ma il triangolo pianta-paziente-terapeuta)  possono offrirci di innovativo, di non già presente, addirittura di non ottenibile con gli strumenti “ricevuti”.

E da questo punto di vista gli olii essenziali, IMHO, sono molto simili ad un farmaco classico (mutatis mutandis):

  • sono molto selettivi (nel produrli/estrarli riduciamo la diversità molecolare della pianta di origine più di quanto non facciamo con altri metodi estrattivi)
  • sono molto concentrati, quindi a parità di unità di utilizzo tenderanno ad avere un ventaglio di attività più ridotto ma con intensità di azione maggiore, ed il loro profilo tossicologico ed i livelli di rischio saranno maggiori che rispetto ad altri preparati tipicamente erboristici
  • sono inoltre un rimedio relativamente nuovo sul palcoscenico fitoterapico rispetto ad altre preparazioni, e quindi abbiamo meno dati storici ed etnobotanici che possano accompagnare i dati sperimentali, epidemiologici e clinici.

D’altro canto l’attività antinfettiva è certamente quella elettiva per questi prodotti, e la minireview offerta sulla loro attività antivirale offre spunti interessanti.

Credo che i dati più interessante siano:

  1. il fatto che non si osserva uno sviluppo di resistenza agli olii essenziali, circostanza che in alcuni casi potrebbe renderli un presidio estremamente importante
  2. il fatto che agiscano come virucidi/virustatici con modalità differenti da quelle degli antivirali di sintesi, quindi potenzialmente abbinabili a questi per ampliare il raggio di intervento e ridurre eventuali effetti collaterali
  3. il fatto che, per quanto selettivi, sono ancora dei rimedi con uno spettro di attività ampio, per cui una scelta oculata permetterebbe di utilizzare un OE contemporameamente antinfettivo, antinfiammatorio ed espettorante, una combinazione particolarmente utile nei disturbi del tratto respiratorio

D’altro canto prima che i dati sull’azione antivirale ed in particolare sull’azione antinfluenzale possano tradursi in prassi, credo debba passare ancora del tempo.

L’azione antivirale è quasi sempre limitata al virione prima della penetrazione o dopo il rilascio dalla cellula, e questo limita il campo di applicazione.

I test effettuati sono limitati all’utilizzo topico, per cui è prematuro parlare di utilizzo antivirale per os, tenuti presenti anche i possibili effetti indesiderati derivanti dall’ingestione di quantità significative di olii essenziali, riducibili solo da formulazioni particolari per eccipienti e strumenti di delivery (ad esempio capsule gastroresistenti, ecc.).

Credo quindi che per il momento l’utilizzo più razionale in caso di influenza e virosi respiratorie in genere sia quello di vaporizzazioni ambientali tramite areosol a scopo preventivo, applicazioni topiche che permettano il rilascio lento di olii essenziali respirati dalla soggetto, e suffumigi/fumigazioni nel momento della piena infezione a scopo sia antivirale sia antibatterico (in caso di superinfezioni) sia espettorante/antinfiammatorio.

E allora? Se gli olii essenziali non sono la mia prima scelta, quale lo è?

Non è questo il luogo per parlare di terapia, ma se la fitoterapia può contribuire in maniera interessante sarà, come dicevo più sopra, solo se potrà offrire prospettive terapeutiche nuove o strategie diverse, non incompatibili (anzi) con altre prospettive, ma sperabilmente concorrenti nel contribuire alla salute del paziente.

E allora ci saranno le piante che agiscono migliorando le condizioni dell’organismo in modo che meglio possano affrontare le infezioni. Quindi piante stimolanti la circolazione e diaforetiche,  immunomodulanti, piante adattogene (ma non nel momento di infezione acuta), piante espettoranti e piante per gestire la febbre e la tosse senza sopprimerle. Poi ci saranno certamente le piante ad azione antivirale ed antibatterica in caso di superinfezione. Ma altrettanto importanti saranno i rimedi da convalescenza, tra i quali tradizionalmente troviamo gli amari e gli epatici.

Ma questo argomento merita un post intero, ed adesso non ne ho il tempo.